Il Museo Pucciniano di Celle è visitabile tutti i giorni
con apertura su prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni: lucchesinelmondo@virgilio.it
oppure telefonando ai seguenti numeri:

0583/467855 - 0583/359488 - 347/6746398 - 347/4226189


Il museo

Forse non tutti sanno che Giacomo Puccini, le cui opere sono fra le più amate ed eseguite in ogni angolo del mondo, è l’ultimo esponente di una lunga dinastia musicale che, di padre in figlio, si è perpetuata per ben cinque generazioni; ne fu capostipite quel Giacomo, o Jacopo, Puccini che vide la luce Il 26 gennaio del 1712 in una grande e già allora antica casa nel piccolo paese di Celle di Pescaglia dal quale, ancor giovanissimo, si trasferì a Lucca dove, dopo gli studi musicali compiuti a Bologna, giunse presto al vertice dell’organizzazione musicale cittadina come organista in Cattedrale e Maestro della Cappella di Palazzo; a lui seguirono Antonio, Domenico e Michele, padre di Giacomo e ultimo Puccini musicista in Lucca. La casa di Celle, con i suoi terreni, rimase di proprietà della famiglia e solo dopo la prematura morte di Michele Puccini la moglie Albina fu costretta a venderla per sostentare la sua numerosa famiglia. Giacomo dunque durante la sua infanzia vi poté trascorere con gioia e spensieratezza i periodi di vacanza ed il piccolo borgo di Celle gli rimase sempre nel cuore tanto che il suo ricordo riaffiora sovente nelle lettere scritte alla sorella Ramelde. Vi si recò per l’ultima volta il 26 ottobre 1924, poco più di un mese prima dalla sua morte, per una cerimonia in suo onore nel corso della quale fu apposta una lapide sulla facciata della casa degli avi, quella casa che nel 1973 è tornata ad essere “la casa dei Puccini”. Grazie alla generosità delle figlie di Ramelde, Albina e Nelda che donarono molti e preziosi cimeli, e alla sensibilità dell’Associazione Lucchesi Nel Mondo che ne acquisì la proprietà, l’antica dimora dei Puccini è divenuta un museo che nel corso degli anni si è arricchito e migliorato fino all’ultimo completo riallestimento avvenuto nel 2008, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Giacomo Puccini, e fino alle ultime preziose acquisizioni; risalgono infatti rispettivamente al 2009 e al 2010 le donazioni, da parte delle pronipoti del Maestro, di 13 lettere e di 13 manoscritti musicali autografi contenenti abbozzi per la stesura di Le Villi e di Edgar.

Il museo Puccini di Celle, vera e propria casa-museo, è costituito da sette sale, situate su due piani, al cui interno sono esposte fotografie, lettere e manoscritti musicali autografi e preziosi oggetti appartenuti al Maestro attraverso i quali è possibile ripercorrere la sua vicenda umana ed artistica. Entrando nell’ampio salone che funge da ingresso si avverte immediatamente la sensazione di calarsi nella storia: il grande albero genealogico della famiglia Puccini e i ritratti degli antenati (Giacomo senior, Antonio e Domenico) posti sulla parete di sinistra ci riportano indietro nel tempo e ci danno l’esatta percezione di trovarci nel luogo di origine di una lunga vicenda. Subito dopo lo sguardo del visitatore è attratto da un pianoforte, quello sul quale Puccini compose parte di Butterfly; sopra, appesa alla parete, è esposta la corona d’alloro che Giacomo portò al capezzale della madre ormai morente e che gli era stata donata dopo il successo della sua prima opera, Le Villi, andata in scena per la prima volta al Teatro Dal verme a Milano il 31 maggio 1884.

Nel salone, dove insieme ad altri preziosi cimeli è esposta anche la poltrona preferita da Giacomo Puccini e il grammofono che gli fu donato da Thomas Alva Edison, durante il periodo primavera-estate viene allestita ogni anno una mostra a tema.

Nella sala successiva sono conservati i mobili che costituivano la camera da letto di Michele Puccini e Albina Magi nella loro casa in Via di Poggio a Lucca: la toilette, il comò con la sua specchiera, un comodino e il letto matrimoniale nel quale il 22 dicembre 1858 nacque Giacomo. Di particolare interesse il quadro posto a capoletto attribuito al pittore settecentesco Giuseppe Antonio Luchi detto il Diecimino.

La corona ricevuta da Puccini alla prima rappresentazione dell'opera "Le Villi" nel 1885.

Passando per la cucina, la stessa di due secoli fa, per una scala in legno si accede al piano superiore. La prima sala è dedicata alla famiglia di Giacomo: vi sono esposti i ritratti dei genitori, e quelli delle sorelle e del fratello Michele, ma anche quelli dello zio materno Fortunato Magi, anch’egli valente compositore, e del cugino di Michele, Nicolao Cerù, che contribuì a sostenere economicamente gli studi di Giacomo a Milano. È a questo periodo, e all’esito degli esami al Conservatorio, che risalgono e si riferiscono le lettere scritte alla mamma esposte nel pannello insieme a quelle inviate al fratello Michele al quale Giacomo raccomanda impegno nello studio. Nella saletta a destra sono collocati alcuni oggetti di famiglia: il vestito con il quale Giacomo fu battezzato, il lettino, la scrivania alla quale lavorava il padre, la macchina da cucire e la scatola in legno per i lavori di cucito della madre. Nella bacheca sono esposti il cosiddetto “Codice di Celle” (un manoscritto del XVIII secolo che faceva parte della biblioteca di famiglia), una serie di tre manoscritti di Giuseppe Carretti, maestro di Giacomo Senior e del figlio Antonio a Bologna, un trattato di Michele Puccini, alcuni manoscritti autografi del fratello, uno dei quali contenente la “Gavotta” riversata da Giacomo nel secondo atto di Tosca, e poi ancora la riduzione per pianoforte a quattro mani dell’ultimo tempo del Quartetto in re e quella per pianoforte solo del Minuetto in la maggiore.

Ingresso la camera la cucina

La terza sala è dedicata all’affettuoso rapporto che si instaurò fra Giacomo Puccini e la sorella Ramelde, il cognato Raffaello Franceschini e le loro tre figlie, ma anche all’amore che il musicista serbò sempre per il piccolo borgo che aveva dato i natali al suo trisavolo. Nel primo pannello sono esposti i ritratti di Ramelde, di suo marito Raffaello Franceschini e delle loro figlie, alcune foto di Giacomo con dedica, una sua scherzosa lettera al cognato ed altre alla sorella in alcune delle quali vi sono riferimenti al proprio lavoro e alla rappresentazione di sue opere. In quella inviata il 13 luglio 1887 da Caprino Bergamasco parla della composizione di Edgar mentre le altre si riferiscono a Bohème, Butterfly e Fanciulla del West, opere delle quali, esposti nelle due bacheche piccole, si possono ammirare gli spartiti con le dediche autografe di Giacomo. Nella bacheca grande sono invece esposti manoscritti con parti e abbozzi autografi di Le Villi e di Edgar. Il secondo pannello è dedicato principalmente alla grande passione di Giacomo per la caccia e al suo interrese per la modernità con quella particolare predilezione che egli ebbe per i mezzi di trasporto. Alle caricature che Giacomo fece di se stesso e del cognato, seguono alcune cartoline postali indirizzate a quest’ultimo nelle quali il musicista parla dell’attività venatoria e fissa il consueto appuntamento per una battuta nelle terre del Marchese Ginori sul lago di Massaciuccoli; vi è poi una lettera del 1895 interamente dedicata alla bicicletta, ed una foto che lo ritrae al centro di un gruppo di ciclisti a Pescia. Ma la bicicletta si rivelò ben presto un mezzo di trasporto antiquato e nel 1901 Giacomo Puccini acquistò la sua prima automobile e la passione per le quattro ruote lo accompagnò per tutta la sua vita; delle auotmobili, e dell’incidente occorsogli il 25 febbraio del 1903 (documentato dalle foto scattate dall’amico Alfredo Caselli), si parla in alcune lettere esposte. Infine nella lettera inviata alla sorella da Losanna il 20 settembre 1910 troviamo una “cronaca” dettagliata ed appassionata del volo di prova che Chavez compì per effettuare la prima trasvolata delle Alpi al quale Giacomo assistette dal Passo del Sempione che aveva raggiunto con la sua automobile attratto dall’eccezionale evento.

L’ultimo pannello ci racconta del rapporto affettivo di Giacomo con le tre figlie di Ramelde e con il paese di Celle dove i coniugi Franceschini trascorrevano i periodi di vacanza in una casa di loro proprietà. Nelle lettere esposte Giacomo si rivolge in modo scherzosamente affettuoso alle “care bambore”, ed in particolare ad Albina, ed esprime il suo desiderio di recarsi nel piccolo paese dove aveva trascorso le estati felici della sua infanzia. Nell’ottobre del 1909 da Bruxelles così scriveva a Ramelde:“Quando ritorno a casa verrò verso Pedogna (la valle che conduce a Celle) mi venga anche la rogna se questo non farò”

Come testimoniano le belle foto-cartolina esposte, a Celle Giacomo Puccini tornerà per l’ultima volta in visita ufficiale il 26 ottobre 1924, poco più di un mese prima della sua morte avvenuta proprio a Bruxelles.

GIACOMO PUCCINI